PILLOLE di DIRITTO - Pubblicazioni

Studio Legale Avv. Davide De Matteis

Cosa succede se i genitori separati non si accordano sulla scelta della scuola?

Indice

Cosa succede se i genitori separati non si accordano sulla scelta della scuola

Scuola dei figli e genitori in disaccordo: cosa decide davvero il giudice

Se tu e l’altro genitore non riuscite a trovare un accordo su quale scuola primaria far frequentare a vostro figlio o vostra figlia, non sei di fronte a un vicolo cieco: la legge prevede uno strumento preciso.

È l’intervento del giudice previsto dall’art. 337-ter c.c.: le decisioni di maggiore interesse per i figli, come quelle sull’istruzione, si prendono di comune accordo e, in caso di disaccordo, la decisione è rimessa al giudice. La Cassazione ha chiarito in più occasioni che il giudice non deve preferire in partenza la scuola pubblica o quella privata, anche religiosa: deve confrontare le due proposte sul concreto interesse del figlio.

Immaginiamo due genitori separati che non si accordano sulla scuola primaria della figlia di sei anni. Il padre vuole iscriverla a una scuola privata religiosa, per continuità con la tradizione familiare; la madre preferisce la scuola pubblica del quartiere, più vicina a casa e al lavoro. Se l’accordo non arriva, deciderà il giudice, con i criteri che la Cassazione ha indicato.

Se ti trovi in una situazione simile, sai già quanto sia logorante: ogni scelta quotidiana sui figli rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro.

Prima di arrivare in tribunale, però, è fondamentale capire come ragiona un giudice quando è chiamato a decidere al posto vostro, quali elementi pesano davvero e quali sono invece irrilevanti.

Se il conflitto con l’altro genitore si è bloccato su una decisione importante per vostro figlio, possiamo analizzare la vostra situazione insieme, anche in videoconsulenza: conoscere per tempo i criteri che userebbe un giudice ti permette spesso di evitare l’aula, o comunque di arrivarci preparato.

Cosa succede se i genitori non sono d’accordo sulla scuola dei figli?

Quando due genitori separati o divorziati non trovano un’intesa su una decisione di maggiore interesse per il figlio, quale ad esempio la scelta della scuola, la legge impone loro di provare prima il confronto diretto, e solo in caso di disaccordo insanabile la decisione passa al giudice.

Lo prevede l’art. 337-ter, terzo comma, del Codice civile, che elenca tra le decisioni di maggiore interesse quelle relative a istruzione, educazione, salute e residenza abituale del minore.

Non si tratta di una formalità burocratica: il giudice non si limita a scegliere l’opzione che gli sembra più comoda, ma deve condurre un esame approfondito, sentire entrambi i genitori, valutare le rispettive ragioni e arrivare a una decisione motivata sul concreto interesse del bambino o della bambina coinvolti.

Un caso deciso dalla Cassazione: scuola pubblica contro scuola privata

Nella vicenda decisa da Cass. civ., sez. I, ord. 19 settembre 2023, n. 26820, i genitori di un bambino non erano d’accordo sulla scuola: il padre voleva iscriverlo a una scuola dell’infanzia e primaria privata, la madre a una scuola pubblica.

Il disaccordo riguardava quindi l’istituto scolastico e, con esso, la zona in cui il bambino avrebbe trascorso le giornate e stretto le sue amicizie.

In un caso precedente, la Cassazione ha precisato che la scelta tra una scuola confessionale e la scuola pubblica, in caso di contrasto tra genitori separati, non dipende da una preferenza del giudice per l’una o per l’altra: il criterio guida è il «preminente interesse del minore a una crescita sana ed equilibrata».

Cass. civ., sez. I, ord. 27 luglio 2021, n. 21553

Il Tribunale aveva autorizzato l’iscrizione alla scuola privata, su richiesta del padre. La madre aveva proposto reclamo, ma la Corte d’Appello lo aveva respinto, dando peso al giardino della scuola privata, alle maggiori attività extracurricolari, alla distanza non eccessiva da casa e al fatto che la retta fosse pagata per intero dal padre.

La madre ha allora proposto ricorso per cassazione, e la Suprema Corte le ha dato ragione, come spieghiamo qui sotto.

Perché la Cassazione ha cassato la decisione della Corte d’Appello

Il punto centrale della pronuncia non è “scuola pubblica sì, scuola privata no”, ma il modo in cui il giudice del reclamo aveva istruito e motivato la propria decisione.

Difatti, secondo la Cassazione, il decreto impugnato non aveva messo al centro il concreto interesse morale e materiale del bambino, che è il criterio fissato dalla legge: le due proposte dei genitori andavano confrontate proprio su quel metro.

In più, il fatto che il padre pagasse per intero la retta non poteva essere l’elemento decisivo, perché una scuola lontana da casa può pesare su un bambino piccolo, che non si sposta da solo: sui tempi di viaggio e sulla possibilità di frequentare i compagni anche fuori dalla scuola.

Già nel 2021 la Cassazione aveva ritenuto che il provvedimento con cui il giudice decide sulla scuola dei figli, quando i genitori sono in contrasto, abbia natura decisoria e sia quindi impugnabile in Cassazione, anche se la sua efficacia è limitata nel tempo.

Cass. civ., sez. I, ord. 27 luglio 2021, n. 21553

Lo ha ripetuto anche la decisione del 2023: la scelta della scuola incide sul diritto e dovere dei genitori di educare i figli e, per questo, la decisione presa in caso di contrasto ha carattere decisorio, anche se vale per un periodo limitato.

Non è quindi “solo” una questione organizzativa: quando incide sull’istruzione e sull’educazione del figlio, tocca la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori.

I criteri corretti per scegliere la scuola in caso di disaccordo

La Cassazione indica gli elementi che un giudice deve considerare e bilanciare, senza far prevalere automaticamente uno solo di essi:

  • l’età e le esigenze di crescita del minore, comprese le sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni
  • il contesto familiare e sociale del bambino o della bambina, compreso il percorso scolastico già intrapreso
  • l’offerta formativa reale delle scuole in comparazione e l’adeguatezza delle strutture, non solo l’etichetta “pubblica” o “privata”
  • gli aspetti logistico-organizzativi (distanza da casa, tempi e mezzi per raggiungere la scuola, possibilità di frequentare i compagni anche fuori dall’orario scolastico), che vanno valutati ma mai come criterio da soli decisivi
  • chi paga la retta, che può essere considerato ma non decide da solo la questione

Il criterio guida resta sempre lo stesso, ribadito dalla Cassazione e fissato dall’art. 337-ter c.c.: l’esclusivo interesse morale e materiale del minore, valutato caso per caso, senza automatismi.

Non esiste, quindi, una regola generale per cui “vince” sempre la scuola pubblica, né una per cui va sempre garantita continuità con la tradizione religiosa della famiglia. Ogni singola vicenda va analizzata nel merito, con un confronto reale tra le posizioni di entrambi i genitori.

Quanto conta davvero la vicinanza a casa o al lavoro?

Un aspetto molto pratico, che riguarda moltissime famiglie in conflitto, è il peso da attribuire alla vicinanza geografica della scuola rispetto all’abitazione o al lavoro del genitore collocatario.

La Cassazione non nega che si tratti di un elemento rilevante: la vita quotidiana di un bambino piccolo, gli accompagnamenti, la vicinanza ai coetanei del quartiere sono fattori concreti che incidono sul suo benessere.

Nessun elemento, però, è decisivo da solo: va messo a confronto con gli altri, come l’offerta formativa, il percorso già fatto dal figlio e le ragioni portate da entrambi i genitori. Un giudice deve costruire un bilanciamento complessivo, non applicare una scorciatoia.

Cosa fare in concreto se non trovate un accordo sulla scuola

Se vi trovate bloccati su questa decisione, alcuni passaggi pratici possono fare la differenza sull’esito finale, sia che si arrivi davanti a un giudice sia che si trovi un accordo prima.

Vale la pena ricordare che la scelta della scuola primaria, essendo una decisione di maggiore interesse ai sensi dell’art. 337-ter c.c., non può essere presa unilateralmente da un solo genitore, nemmeno da quello collocatario: farlo espone al rischio di un ricorso al giudice ex art. 709-ter (oggi art. 473-bis.39 c.p.c.) e a provvedimenti sfavorevoli.

  • Mettete per iscritto le vostre ragioni, in modo concreto e verificabile: distanza reale in chilometri e minuti, orari di lavoro, programmi scolastici, eventuali costi e chi è disposto a sostenerli
  • Raccogliete elementi oggettivi sull’offerta formativa delle scuole in comparazione: piano dell’offerta formativa, attività extracurricolari, eventuali colloqui con la direzione
  • Documentate il percorso già seguito dal minore (scuola dell’infanzia, eventuali corsi, lingue già apprese): la continuità pesa, ma va dimostrata, non solo affermata
  • Rivolgetevi a un legale prima di iscrivere unilateralmente il figlio, perché un’iscrizione fatta senza il consenso dell’altro genitore, o senza un provvedimento del giudice, può essere contestata e revocata

Se stai affrontando una situazione simile e vuoi capire quali argomenti potrebbero davvero pesare nel tuo caso, il nostro studio legale può fornirti una consulenza mirata ed aiutarti a trovare un accordo extragiudiziale evitando eventuale procedimento davanti al giudice.

Domande frequenti

Chi decide la scuola dei figli in caso di separazione?

La decisione spetta a entrambi i genitori, di comune accordo, secondo l’art. 337-ter c.c. Solo se non trovano un’intesa, la scelta passa al giudice, che valuta il concreto interesse del minore.

Un genitore può iscrivere il figlio a scuola senza il consenso dell’altro?

No. Trattandosi di una decisione di maggiore interesse, serve l’accordo di entrambi i genitori, indipendentemente da chi ha la collocazione prevalente del figlio. In caso di iscrizione unilaterale, l’altro genitore può rivolgersi al giudice.

La scuola pubblica è considerata una scelta “inferiore” rispetto a quella privata religiosa?

No. Per la Cassazione il giudice non deve preferire in partenza né la scuola pubblica né quella privata, anche religiosa: confronta le due proposte sul concreto interesse del figlio (Cass. 21553/2021; Cass. 26820/2023).

Quanto conta la vicinanza della scuola a casa?

È un elemento rilevante ma non può essere l’unico né il decisivo: va bilanciato con l’offerta formativa, l’identità culturale del minore e le sue inclinazioni.

È possibile impugnare la decisione del giudice sulla scuola dei figli?

Sì. I provvedimenti temporanei e urgenti si possono reclamare alla Corte d’Appello entro dieci giorni (art. 473-bis.24 c.p.c.). Contro la decisione sul reclamo il ricorso per cassazione è previsto per i provvedimenti che sospendono o limitano in modo sostanziale la responsabilità genitoriale o modificano in modo sostanziale affidamento e collocazione dei figli. La Cassazione ha ammesso il ricorso contro le decisioni sulla scuola prese su un contrasto tra i genitori (Cass. 21553/2021; Cass. 26820/2023).

Chi decide sulla scuola dipende anche dal tipo di affidamento dei figli: le regole complete sono nella pagina dedicata.

Tutte le decisioni commentate dallo Studio sono raccolte nella sezione Sentenze commentate.

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Avv. Davide De Matteis

Foro di Bologna — iscritto all'albo dal 2009, n. 6575. Con esperienza pluriennale in diritto di famiglia — separazione, divorzio, affidamento e mantenimento — ed in materia di successioni. Opera inoltre in materia di filiazione e adozioni, trust e, in ambito penale, di maltrattamenti in famiglia. È mediatore, gestore della crisi da sovraindebitamento e custode giudiziario. Studio Legale con sede in Via Ungheri 10, Calderara di Reno (BO). Consulenza anche in videochiamata.

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