Aggiornato a ottobre 2026 – Avv. Davide De Matteis, Foro di Bologna
Una madre non perde l’affidamento dei figli per il fatto di aver sbagliato qualcosa, né per punizione. Il giudice affida i figli al solo padre quando l’affidamento alla madre è contrario all’interesse del figlio (art. 337-quater c.c.): violenze o condotte che lo mettono in pericolo, una cura gravemente carente, un ostacolo sistematico al rapporto con il padre che il figlio sta pagando. E deve spiegare, con fatti concreti, perché il padre è idoneo e perché la madre, in quel momento, non lo è.
La domanda, però, va precisata. Spesso chi dice “le hanno tolto i figli” intende che i figli sono andati a vivere con il padre, mentre la madre è rimasta affidataria e continua a decidere con lui su scuola e salute. Altre volte il giudice le ha davvero tolto la possibilità di decidere. Nei casi più gravi viene limitata la stessa responsabilità genitoriale. Sono tre situazioni diverse, con presupposti diversi. E le regole sono le stesse per il padre: la legge non conosce un affidamento “da madre” o “da padre”.
“Togliere l’affidamento” può voler dire tre cose diverse
| Che cosa succede | Che cosa cambia per la madre | Norma |
|---|---|---|
| Affidamento condiviso con collocamento presso il padre | I figli vivono prevalentemente con il padre. La madre resta affidataria: le decisioni importanti su istruzione, salute, educazione e residenza si prendono ancora insieme. Cambiano i tempi e, di solito, chi versa il contributo al mantenimento. | art. 337-ter c.c. |
| Affidamento esclusivo al padre | Il padre esercita da solo la responsabilità genitoriale nella vita quotidiana. Salvo diversa disposizione del giudice, le decisioni di maggiore interesse restano comuni; se il giudice le attribuisce al solo padre si parla, nella prassi, di affidamento “super esclusivo” o rafforzato. | art. 337-quater c.c. |
| Limitazione o decadenza dalla responsabilità genitoriale | Provvedimenti eccezionali quando la madre viola o trascura i propri doveri con pregiudizio per il figlio. Nei casi più gravi possono comportare l’allontanamento del figlio dalla casa familiare. | artt. 330 e 333 c.c. |
In pratica, una madre con i figli collocati presso il padre li vede spesso, partecipa alle scelte, firma l’iscrizione a scuola. Una madre a cui sono state tolte anche le decisioni importanti può vederli regolarmente, ma non decide più. Come si vive quando i figli stanno dal padre lo spiega un articolo dedicato alla domiciliazione presso il padre; per le regole generali c’è la guida sull’affidamento dei figli.
Il criterio del giudice: l’effetto sul figlio, non la colpa della madre
L’affidamento condiviso resta la regola anche quando i genitori litigano. Per derogarvi il giudice deve fare due verifiche. In una decisione del 2025 la Cassazione, riprendendo un proprio precedente del 2018, ha ricordato che la pronuncia di affidamento esclusivo
Cass. civ., sez. I, 17 giugno 2025, n. 16274 (ordinanza)
«dovrà essere sorretta da una motivazione non solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sull’inidoneità educativa ovvero sulla manifesta carenza dell’altro».
Non basta, quindi, che il padre sia un buon padre. Bisogna dimostrare che l’affidamento alla madre, così com’è oggi, danneggia il figlio. E la valutazione si fa su elementi concreti: come ciascuno si è occupato del figlio fino a quel momento, la capacità di relazione e di attenzione, l’ambiente che può offrire. È quello che la giurisprudenza chiama giudizio prognostico, cioè una previsione sul futuro costruita sui fatti del passato.
Chi arriva in tribunale convinto di dover provare una “colpa” della madre deve fare i conti con un dato: il pregiudizio che conta è quello del figlio, anche quando nessuno lo ha voluto. La Corte d’Appello di Bologna lo ha scritto così:
App. Bologna, sez. I, 15 maggio 2017, n. 1093
«il pregiudizio contemplato dalla norma assume una rilevanza oggettiva che prescinde da condotte colpevoli o, peggio, intenzionali dei genitori, dovendo aversi riguardo unicamente alla situazione che, a prescindere dalle ragioni che l’hanno determinata, appare come la più favorevole per i figli».
Le conseguenze valgono per entrambe le parti. Una madre può perdere l’affidamento anche senza aver fatto nulla di intenzionalmente sbagliato, per esempio per una malattia non curata che le impedisce di occuparsi dei figli. E una madre che ha commesso errori seri può conservarlo, se toglierle i figli farebbe loro più male che bene. Nella decisione appena citata, come si vedrà più avanti, è successo proprio questo.
Per capire come vengono valutate in concreto le capacità di ciascun genitore, anche con l’aiuto di uno psicologo nominato dal giudice, c’è un approfondimento sulla valutazione della capacità genitoriale.
I casi in cui la madre può perdere l’affidamento o il collocamento
Nessuna delle situazioni che seguono comporta da sola la perdita dell’affidamento. Sono i fatti che il giudice prende in considerazione se vengono provati e se incidono sul figlio.
Condotte violente o che mettono in pericolo il figlio
È il caso più netto. Violenze sul figlio, ma anche violenze sull’altro genitore a cui il figlio assiste, minacce, scatti d’ira che lo spaventano. Dal 2023 il codice di procedura civile prevede regole specifiche quando in una causa sui figli vengono allegate violenze domestiche (artt. 473-bis.40 e seguenti c.p.c.), e il giudice deve accertarle invece di trattarle come una parte del conflitto.
Una vicenda decisa dalla Cassazione nel 2025 mostra come si arriva all’affidamento al padre. I due figli, adolescenti, vivevano con la madre. Durante una lite, nata dal desiderio del maggiore di passare più tempo a casa del padre, la madre lo aveva minacciato brandendo un coltello da cucina. Dopo quell’episodio i ragazzi si erano trasferiti dal padre. La Corte d’appello, con le relazioni dei servizi sociali e dopo aver ascoltato il figlio minore, quasi sedicenne, ha disposto l’affidamento esclusivo al padre. Ha previsto anche il monitoraggio dei servizi, un percorso di sostegno alla genitorialità per entrambi e un contributo della madre al mantenimento. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della madre (Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2025, n. 14456, ordinanza).
Sulle conseguenze della violenza domestica sull’affidamento, anche quando è il padre a esserne autore, c’è un articolo su affidamento esclusivo e violenza domestica. Se c’è un pericolo immediato si chiama il 112; il 1522 è il numero gratuito contro la violenza e lo stalking, attivo a tutte le ore.
Ostacolare il rapporto dei figli con il padre
Tra i requisiti dell’idoneità genitoriale la Cassazione indica anche «la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore» (Cass. civ., sez. I, 17 maggio 2021, n. 13217, ordinanza; Cass. civ., sez. I, 9 febbraio 2023, n. 4056, ordinanza). La madre che cancella gli incontri, parla male del padre davanti ai figli o li mette nella posizione di dover scegliere finisce per indebolire la propria posizione.
Attenzione, però, alle etichette. Capita che si chieda di togliere i figli alla madre invocando l'”alienazione parentale” (la cosiddetta PAS). La Cassazione non si pronuncia sulla validità scientifica di quella teoria, ma chiede al giudice di accertare i comportamenti con i normali mezzi di prova e di valutarne gli effetti sul figlio. Nella decisione del 2021 appena citata, la Corte d’appello aveva affidato una bambina in via esclusiva al padre, con il cosiddetto “super-affido”, sulla base di consulenze che descrivevano la madre come genitore che allontanava la figlia dal padre. Secondo quanto ricostruito nei gradi di merito, la madre aveva in effetti ostacolato in alcune occasioni le visite, anche con certificati medici falsi. Ma con la bambina manteneva un rapporto di accudimento che la stessa Corte d’appello riconosceva. La Cassazione ha annullato la decisione:
Cass. civ., sez. I, 17 maggio 2021, n. 13217 (ordinanza)
«i fatti ascritti dalla Corte territoriale alla ricorrente non presentano la gravità legittimante la pronuncia impugnata, in mancanza di accertate, irrecuperabili carenze d’espressione delle capacità genitoriali».
La Corte ha anche rimproverato ai giudici di non aver considerato le conseguenze, per la bambina, di una separazione brusca dalla madre. Ostacolare il padre conta, dunque, ma per togliere l’affidamento servono fatti gravi e documentati, e il giudice deve chiedersi che cosa succederebbe al figlio. Prima della perdita dell’affidamento, del resto, il giudice dispone di strumenti intermedi (ammonimento, sanzioni, modifica dei tempi), di cui si parla più avanti.
Chi si trova dalla parte del padre può leggere che cosa fare quando la madre ostacola il rapporto con i figli e come si dimostrano in giudizio i comportamenti alienanti.
Dipendenze, problemi psichici, trascuratezza
Una malattia, una depressione, una dipendenza non fanno perdere i figli in quanto tali. Conta come incidono sulla cura quotidiana e, soprattutto, che cosa fa la madre per affrontarle.
In una separazione decisa dal Tribunale di Bologna nella primavera del 2026, all’inizio della causa i due figli erano stati collocati presso il padre. Erano emerse criticità della madre legate all’uso di alcol, anche in un episodio che aveva coinvolto i bambini. Con i provvedimenti provvisori la madre poteva vederli a fine settimana alterni, senza pernottamento, e un pomeriggio alla settimana. Nel corso del giudizio, però, ha seguito con regolarità il monitoraggio presso il servizio per le dipendenze, con esami sempre negativi; la consulenza tecnica e le relazioni dei servizi sociali hanno descritto un quadro positivo, e i figli hanno chiesto di passare più tempo con lei. Il Tribunale ha disposto l’affidamento condiviso, chiesto da entrambi i genitori, e ha deciso che
Trib. Bologna, 28 aprile 2026, n. 3647
«si ritiene che si siano raggiunte le condizioni per disporre un collocamento che miri al progressivo raggiungimento della parità tra i genitori».
Il passaggio è stato organizzato in tre tappe: tre mesi ancora con il collocamento presso il padre ma con il pernottamento dalla madre nei fine settimana, poi anche un pernottamento infrasettimanale, infine, dal settimo mese, tempi paritari. Anche davanti a criticità serie, la decisione finale non ha toccato l’affidamento condiviso e ha lavorato sul collocamento. E a cambiare l’esito è stato ciò che la madre ha fatto durante la causa.
Trasferirsi con i figli senza l’accordo del padre
La residenza abituale dei figli è una decisione di maggiore interesse, da prendere insieme. Ma non è vero che la madre che si trasferisce senza accordo perde l’affidamento. La Cassazione, nel 2026, ha escluso ogni automatismo nei due sensi: la scelta unilaterale non comporta di per sé un giudizio di inadeguatezza del genitore che si è trasferito, e non impone nemmeno il rientro automatico del figlio. Conta la ragione del trasferimento:
Cass. civ., sez. I, 24 febbraio 2026, n. 4110 (ordinanza)
«Il mutamento di residenza deve essere giustificato da ragioni serie e non da futili motivi o da una mera esigenza egoistica dell’adulto, il quale non potrà portare con sé il minore, semplicemente adducendo la prospettiva di cambiare ambiente per capriccio.»
Il giudice deve escludere che il trasferimento sia un espediente per estromettere il padre. Poi decide quale collocamento è oggi il migliore per il figlio, anche se significa farlo vivere con il padre. Nel caso deciso, la madre si era trasferita in un’altra regione con il figlio piccolissimo, ancora allattato, per avere vicino la famiglia d’origine e per ragioni di studio e di ricerca: la Corte d’appello ha confermato il collocamento presso di lei e la Cassazione ha respinto il ricorso del padre. La stessa ordinanza avverte che la reazione alla scelta unilaterale non può risolversi in una «”ritorsione” in danno del minore».
Il trasferimento non concordato non resta però senza conseguenze. In una causa decisa dalla Corte d’Appello di Bologna nel 2017, la madre aveva spostato la residenza propria e del figlio in un’altra provincia senza il consenso del padre e senza avvisarlo per tempo, violando gli obblighi fissati dal Tribunale: è stata ammonita e sanzionata. La Corte ha però autorizzato il ragazzo a finire l’anno nella nuova scuola, per non aggiungere un altro trasloco al danno già fatto. Quando le ragioni sono serie, la strada corretta è chiedere prima l’autorizzazione del giudice, come spiega l’articolo sul trasferimento in un’altra città con il figlio.
Un conflitto che rende impossibile ogni decisione comune
Il semplice litigio non basta. Diventa decisivo quando i genitori non riescono più a prendere insieme nessuna scelta sui figli e i figli ne soffrono. In una vicenda milanese i figli vivevano con il padre; il conflitto tra i genitori, presente fin dal primo grado, riguardava proprio le decisioni sui figli e aveva ricadute che erano emerse chiaramente quando la Corte d’appello li aveva ascoltati. La consulenza tecnica sconsigliava sia l’affidamento condiviso sia il cambio di collocamento della figlia. La Corte ha confermato l’affidamento super esclusivo al padre e, su questo punto, la Cassazione ha respinto il ricorso della madre, richiamando «l’impossibilità oggettiva di un affido condiviso per la radicale incapacità di adottare decisioni comuni da parte dei genitori» (Cass. n. 16274/2025).
Il conflitto era di entrambi, ma qualcuno doveva poter decidere, e la scelta è caduta sul genitore presso cui i figli già vivevano.
Assenza e disinteresse
La madre che non si occupa dei figli, non si presenta agli incontri, non risponde alle comunicazioni della scuola, lascia di fatto all’altro genitore ogni compito. Qui l’affidamento esclusivo serve soprattutto a sbloccare la vita del figlio: il genitore che se ne occupa deve poter firmare, iscrivere, curare senza attendere un consenso che non arriva. È la stessa logica che, a parti invertite, porta all’affidamento esclusivo alla madre quando è il padre a essere assente.
Che cosa non basta
Alcune convinzioni diffuse non trovano riscontro nelle regole sull’affidamento.
- Il reddito basso o la mancanza di lavoro. Chi guadagna meno riceve un contributo al mantenimento; non perde i figli. Lo spiega l’articolo se non lavori ti tolgono i figli?
- Il tradimento o la “colpa” della separazione. L’addebito riguarda i rapporti tra i coniugi. Sull’affidamento contano solo i comportamenti che hanno ricadute sui figli.
- Un nuovo compagno. Non è di per sé rilevante; lo diventa se la persona o il contesto creano un pregiudizio concreto per i figli.
- Il conflitto ordinario tra i genitori. Se resta tra gli adulti e non impedisce le decisioni sui figli, l’affidamento condiviso resta la regola.
- Il solo trasferimento non concordato. Può avere conseguenze, ma non comporta automaticamente la perdita dell’affidamento o del collocamento (Cass. n. 4110/2026).
- Accuse non provate. Nelle cause sui figli le accuse reciproche sono frequenti. Il giudice decide sui fatti accertati, attraverso documenti, testimoni, relazioni dei servizi, consulenza tecnica.
E l’età dei figli? Neppure i bambini piccoli vengono collocati “per natura” con la madre: conta chi se ne è occupato e chi può farlo meglio, come spiega l’articolo sul collocamento dei bambini piccoli.
Quando è il figlio a rifiutare la madre
Un figlio adolescente che non vuole più vedere uno dei genitori pone il giudice davanti a un limite pratico: i rapporti affettivi non si impongono con un provvedimento. Nella vicenda del 2025 già ricordata, il ragazzo aveva detto con fermezza di non voler vedere né sentire la madre, nemmeno in uno spazio neutro. La Cassazione ha dato continuità al proprio orientamento:
Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2025, n. 14456 (ordinanza)
«la circostanza che un figlio minore, divenuto ormai adolescente e perfettamente consapevole dei propri sentimenti e delle loro motivazioni, provi nei confronti del genitore non affidatario sentimenti di avversione o, addirittura, di ripulsa […] costituisce fatto idoneo a giustificare anche la totale sospensione degli incontri tra il minore stesso ed il coniuge non affidatario».
La stessa logica vale a parti invertite. Nella causa decisa dalla Corte d’Appello di Bologna nel 2017, il consulente tecnico aveva descritto una madre che per anni aveva cercato di delegittimare il padre; la madre, come si è visto, era stata anche sanzionata per il trasferimento non concordato. Il padre chiedeva l’affidamento condiviso e la ripresa degli incontri. La Corte ha riconosciuto che il rifiuto del figlio aveva radici anche nel comportamento della madre (oltre che nei limiti del padre, descritti dagli stessi consulenti), ma ha confermato l’affidamento esclusivo a lei e la sospensione degli incontri con il padre: il ragazzo, quasi maggiorenne, rifiutava il padre in modo radicato da anni, e imporre la ripresa del rapporto avrebbe solo peggiorato le cose (App. Bologna n. 1093/2017). Ha comunque respinto la richiesta della madre di avere anche le decisioni importanti, lasciandole in comune con il padre.
Dal punto di vista del padre è una decisione difficile da accettare. Mostra però con precisione il criterio: il giudice non decide chi ha ragione tra gli adulti, decide che cosa è meglio oggi per quel figlio. Sul tema del rifiuto c’è un approfondimento dedicato a quando un figlio rifiuta di vedere un genitore.
Come si arriva alla decisione
Ciascun genitore può chiedere in qualsiasi momento l’affidamento esclusivo (art. 337-quater, secondo comma, c.c.), nella causa di separazione, divorzio o affidamento, oppure con un ricorso per modificare le condizioni già fissate (art. 473-bis.29 c.p.c.). Chiederlo senza fondamento ha un costo: se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento di chi l’ha proposta ai fini dei provvedimenti da adottare sui figli, oltre ad applicare le regole sulla responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.).
Alla prima udienza il giudice decide in via provvisoria affidamento, collocamento e tempi (art. 473-bis.22 c.p.c.). Nelle situazioni urgenti può intervenire anche prima. Spesso è la decisione con cui la famiglia vive per tutta la durata della causa: nel caso bolognese del 2026 il collocamento presso il padre era nato così.
Nei casi contestati il giudice può nominare uno psicologo (CTU) per valutare le capacità genitoriali e incaricare i servizi sociali di osservare la famiglia. Il figlio che ha compiuto dodici anni, o anche più piccolo se capace di discernimento, viene ascoltato (art. 315-bis c.c.; art. 473-bis.4 c.p.c.), salvo che l’ascolto sia contrario al suo interesse o manifestamente superfluo. La sua opinione conta, ma decide il giudice.
Quando un genitore non rispetta i provvedimenti o ostacola l’affidamento, il giudice può modificare i provvedimenti in vigore, ammonirlo, disporre il risarcimento del danno a favore del figlio o dell’altro genitore e applicare una sanzione amministrativa da 75 a 5.000 euro (art. 473-bis.39 c.p.c.). L’elusione dolosa di un provvedimento del giudice sull’affidamento può avere anche rilievo penale (art. 388 c.p.).
Se è già in corso una causa di separazione, divorzio o affidamento, è lo stesso giudice di quella causa a pronunciarsi anche sui provvedimenti più gravi che limitano la responsabilità genitoriale (art. 38 disp. att. c.c.). Se il figlio vive abitualmente in provincia di Bologna, la causa si svolge di regola davanti al Tribunale di Bologna; l’appello, davanti alla Corte d’Appello di Bologna, competente per tutta l’Emilia-Romagna. Sulla durata di questi procedimenti c’è un articolo su quanto dura una causa per l’affidamento esclusivo.
Che cosa resta alla madre se i figli vanno al padre
Anche con l’affidamento esclusivo al padre, alla madre restano diritti e doveri precisi.
- Il giudice regola i tempi di frequentazione. Solo in presenza di rischi concreti gli incontri si svolgono in forma protetta, con un operatore, o vengono sospesi.
- Con l’affidamento esclusivo “semplice” istruzione, salute ed educazione restano decisioni comuni, salvo che il giudice disponga diversamente (art. 337-quater, terzo comma, c.c.).
- Il genitore non affidatario ha il diritto e il dovere di vigilare sull’istruzione e sull’educazione dei figli e può rivolgersi al giudice se ritiene che siano state prese decisioni dannose per loro.
- Se i figli vivono con il padre, è di regola la madre a versare un contributo, in proporzione ai redditi. Nella vicenda decisa dalla Cassazione nel 2025 la madre doveva 200 euro al mese e il 20% delle spese straordinarie. I criteri sono spiegati nella pagina sul mantenimento dei figli.
Una decisione che si può rivedere
L’affidamento si può modificare quando i fatti cambiano in modo rilevante per il figlio: una dipendenza superata, un percorso terapeutico concluso, un figlio cresciuto che chiede di tornare. Il caso bolognese del 2026 dimostra che il cambiamento può arrivare anche prima della sentenza.
Conta, però, che cosa si fa nel frattempo. Nella vicenda del 2025 la Cassazione ha osservato che la madre aveva concentrato le critiche sul comportamento del padre, senza mostrare consapevolezza delle proprie responsabilità né indicare iniziative per migliorare il rapporto con i figli. Il giudice aveva suggerito un percorso di sostegno alla genitorialità proprio in vista di una ripresa dei rapporti. Per chi vuole rimettere in discussione un affidamento esclusivo c’è una guida su come togliere l’affido esclusivo.
Domande frequenti
Il tradimento può far perdere l’affidamento alla madre?
No. Può incidere sull’addebito della separazione, che riguarda i rapporti tra coniugi. Sull’affidamento contano solo eventuali conseguenze concrete sui figli.
La madre perde l’affidamento se non ha un reddito?
No. La differenza di reddito si compensa con il contributo al mantenimento. Il reddito non è un criterio per scegliere con chi vivono i figli.
I figli piccoli restano sempre con la madre?
No. Non esiste una preferenza per la madre. L’età del figlio conta per organizzare i tempi, mentre per il collocamento conta chi se ne è occupato e chi può garantirgli stabilità.
La madre può perdere l’affidamento se si trasferisce con i figli?
Non automaticamente. Il giudice valuta se il trasferimento ha ragioni serie e se il collocamento presso la madre resta il migliore per i figli. Trasferirsi senza accordo e senza autorizzazione può però portare a sanzioni e, nei casi peggiori, al cambio di collocamento.
Come si chiede l’affidamento esclusivo dei figli?
Con una domanda al giudice nella causa di separazione, divorzio o affidamento, oppure con un ricorso di modifica se le condizioni sono già fissate. Servono fatti concreti e prove che l’affidamento all’altro genitore è contrario all’interesse dei figli: il solo conflitto non basta.
Se stai affrontando questa situazione
Per il padre che valuta se chiedere l’affidamento esclusivo, come per la madre che teme di perderlo, la prima cosa da capire è quale delle tre ipotesi descritte è davvero in gioco e quali fatti si possono provare. Da lì dipende tutto il resto: la domanda da proporre o da contrastare, i documenti da raccogliere, gli errori da non commettere nei mesi della causa.
Puoi parlarne con l’Avv. Davide De Matteis in un primo colloquio, nello studio di Calderara di Reno o in videochiamata. Per sapere come si svolge, consulta la pagina sulla consulenza per separazione e divorzio; se la questione nasce all’interno di una separazione, trovi le informazioni su tempi e costi nella pagina avvocato per la separazione a Bologna, e per il divorzio nella pagina dell’avvocato che si occupa di diritto di famiglia. Per un quadro su come il giudice decide con chi vivranno i figli dopo la separazione, c’è un articolo dedicato.
Le informazioni di questa pagina hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso concreto. Le decisioni citate riguardano vicende specifiche e non garantiscono esiti analoghi.